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lunedì 24 ottobre 2011

Confusione

Non ingrano. Non decido e non ingrano.
Sono qui ma non sono qui.
Mi godo feste popolari e giro per la mia casa come fosse un castello fatato, ma la mia mente vola.
Vola in paesi lontani.
Sogna di camminare a piedi nudi sulla spiaggia. Di imparare a cucinare un curry decente, di aver tempo per sedersi a bordo parco giochi a sentire quella malinconia assurda di quando vuoi essere a casa e mangiare una piadina.
Amo la mia vita italiana, ma per assurdo la amo ancora di piu' da lontano, condita di magia e malinconia.
Voglio stare qui per sempre ma poi mi dico la vita e' una, caspita, e c'e' cosi' tanto da imparare.
Sto arrivando alla conclusione che forse - se e' vero che ognuno nella vita deve seguire un progetto - il mio sia di imparare, viaggiare, conoscere e sperimentare luoghi e modi di vita diversi.
Ogni volta una sfida, ogni volta adrenalina.

Ricordo ancora quando ho mollato Pechino per Shanghai: l'ho fatto perche' se non l'avessi fatto Pechino sarebbe diventata troppo "casa" e non potevo fermarmi a Pechino, con tutto il mondo che scorreva fuori ad aspettarmi.

Sono confusa.
Non so cosa voglio e mi viene chiesto di decidere.
Odio decidere.

Vorrei avere 5 anni e che la mia mamma decidesse per me.

Aiuto!!!

venerdì 5 marzo 2010

Viaggio

Viaggio come percorso o come destinazione?
Questo mi chiedo arrancando dietro a PGL, durante una delle gite domenicali. Eh si, perche' lui vive a tacchette... io invece mi perdo il bancomat in borsa ogni due giorni, e non so mai dove ho appoggiato il cellulare.
Dicono che Dio li fa e poi li accoppia... e anche se ogni tanto pare che fossimo proprio gli ultimi due cioccolatini della scatola, che o cosi' o pomi', poi invece ci troviamo seduti uno accanto all'altra all'areoporto di Shenzhen. Tutti e due un po' tristi a conclusione della vacanza ad HK.
E io penso...
Di solito, quando una vacanza finisce, c'e' sempre un goccio di nostalgia... non si vorrebbe abbandonare tutto quello che di nuovo e' diventato quotidianita'. Allo stesso tempo, pero', e' anche dolce tornare alla propria casa, alle proprie abitudini. Uno sogna di disfare le valigie, di sedersi sul proprio divano, di andare a prendere un caffe' e leggere il quotidiano al bar, la mattina seguente.
Ebbene, il nostro problema e' che noi rientriamo da un paese X ad un paese Y, che comunqeu non e' casa! Checche' mio figlio insista a mettersi in coda al controllo passaporti non con gli stranieri ma con i cinesi, noi cinesi non lo siamo. Questa non e' casa. Il caffe' fa schifo, il quotidiano me lo oscura la censura e... tada': la valigia non e' arrivata.

Mi sorge solo un dubbio: dov'e' casa per noi 4, come famiglia?

martedì 2 giugno 2009

CENSURA

Ho vinto la censura e sono di nuovo online grazie ad una dritta su un proxy amico scovata su facebook.
Le cose da raccontare si sono accumulate e prossimamente mettero' in ordine le mie idee sulla Thailandia e un viaggio trascorso nel tentativo di fare rischiare la pelle ai due bimbi sgarrupini.
Il sentimento che prevale in questi giorni e' la malinconia e la nostalgia anticipata per questa Cina che - pare proprio - e' quasi giunto il momento di lasciare. Papa' Gambalunga ci ha fregato: ci abbiamo messo due anni e passa ad integrarci e a trovare una nostra routine a Suzhou, e ora che siamo tutti sereni si riaprono le casse del trasloco. Il piccolo Buzz, che piccolo e' ma non per questo scemo, sostiene che ci siano vari motivi per cui una sua partenza e' assolutamente inconcepibile:
1) gli piace la sua casa.
2) i giochini non ci stanno in valigia.
3) Vivian, la sua maestra del cuore, vive a Suzhou.
4) anche l'asilo e' a Suzhou.
5) Shanghai e' troppo lontana (lui pensa sia l'alternativa!)
6) costa troppo mettere l'ayi in albergo.
Io cerco di essere forte, ma nella mia testa continuo a mettere insieme liste di cose da fare, posti dove tornare un'ultima volta, quantita' di sushi da divorare prima di doverlo pagare 5 euro a rollo, amici da salutare, regali da comperare, ecc ecc ecc.
Odio lasciare le mie case, i miei amici, le mie vite. Ho quasi 32 anni e anche se fossi un gatto a questo punto sarei arrivata agli sgoccioli. Trascorro la maggior parte del mio tempo a sentire la mancanza di persone e luoghi e vivo come impanata in una pastella di nostalgia che a volte e' cosi' spessa che non mi fa apprezzare il presente fino al momento in cui si sta trasformando in passato. Mi riprometto di prendere la vita alla leggera, di non affezionarmi alle persone, di bastare a me stessa... ma poi come si fa? Come si fa a bastare a se stessi?
Come si fa a vivere una vita in cui la vita non e' tua, in cui veramente altro non sono che un criceto che gira sulla ruota e ogni tanto spostano la gabbietta alla luce o alla pioggia o in irlanda o a suzhou?
Domani mattina passa tutto, ma stasera ci sono troppe cose nella mia testa. Bagagli da preparare, cose da dare via, persone e luoghi di cui voglio riempirmi il cuore prima di andare via...

Non so se sono capace

Ci sono cose per cui uno e' portato. Poi ci sono cose dove invece fai schifo. Quando purtroppo fai schifo in cose importantissime, all...