lunedì 16 marzo 2009

La vita nel mondo di Barbie

Della vita nel mondo di Barbie parlo spesso. Qui ci sono giardini in cui non si lascia appassire neanche un fiore, neanche in pieno inverno, che una schiera di giardinisti si fionda al recupero dell'equilibrio totale. I viottoli del compound sono lustri e d'estate i bambini si aggirano a piedi nudi fra un parco giochi ed un laghetto. Le guardie camminano e perlustrano ogni angolo senza interruzione e si comunicano con radiolina qualsiasi "sospetto" nell'arco delle 24 ore. Gli occidentali sono trattati con piu' veemenza (almeno da noi. Se si va in un residence senza ristoranti e negozi bisogna dare l'indirizzo della persona che si intende visitare e ci si mette in contatto prima di acconsentire all'accesso), ma i cinesi devono mostrare ID ed aver il permesso del management per entrare nei muri dorati di Horizon. Le ayi sono tutte registrate all'ufficio di amministrazione: devono portare carta d'identita' e certificato medico.
In questa gabbietta dorata, in cui alle dieci di sera posso passeggiare nel boschetto al buio piu' completo senza sussultare se avverto una presenza dietro di me (e' sempre lui, lo shushu protettore), ieri sera si e' verificato l'ennesimo "miracolo".
Immaginate l'Italia. Domenica sera alle nove e mezza. Una porta di casa che - per magia - non ha chiave ma un codice segreto che permette l'entrata. Immaginate noi, la famiglia Sgarrupina, che torna dalla pizza settimanale con bimbi stanchi ed esagitati e - tada' - amico americano di Papa' Gambalunga invitato per cena, gia' dirottato su un ristorante visto che c'era il sole e non avevo voglia di cucinare, quindi invitato a casa per un bicchiere di vino (portato da lui) prima di rientrare in quel di Changshu. Arriviamo davanti alla porta di casa.
"'More, il codice".
"Ma non lo sai ancora? E'..."
"No, certo che lo so, lo faccio venti volte al giorno. Solo, non funziona".
"Impossibile" l'ingegnere si fa avanti, "faccio io, guarda. Ah, non funziona!"
Ci crede ma non ci crede. Lo ripete all'incirca una sessantina di volte, lucine rosse e verdi si alternano a terrificanti beep, l'americano decide di andare a casa, il vicino di casa esce in soccorso e offre bicchieri d'acqua, e io... io prendo Buzz, e decido che di ingegneri che digitano, vanno a casa e offrono acqua non me ne faccio nulla. Andiamo dagli shushu del cancello che, essendo maschi, cominciano anche loro: "ma non ti ricordi il codice?" Si, me lo ricordo, ma non funziona. "ah, e dov'e' la chiave?" se avessi la chiave l'avrei usata da tempo, stordito.... Dopo un paio di minuti di convenevoli mi dicono che una soluzione ci sarebbe, ma costa sui 15 euro e non sanno se siamo d'accordo a pagare. Ho due bimbi piccolissimi fuori di casa dal mattino, sono le dieci di sera e ho i tacchi che ormai hanno provocato di sicuro un paio di stigmate al tallone, secondo te preferisco la notte all'addiaccio che spendere 15 euro? Chiama lo scassinatore di fiducia, shushu.
Lo scassinatore arriva in 10 minuti, profesisonalissimo con diecimila attrezzi. Apre casa senza danneggiare la cassetta del codice e ci consiglia di non usare pile cinesi, che fanno schifo. Lui compra solo Duracell.
Con quest'ennesima chicca di saggezza orientale e considerando che forse in Italia sarei ancora all'addiaccio, vi auguro una buona settimana...

2 commenti:

Non so se sono capace

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